Convivere con l'adhd

Adhd: non ci siamo scelti, troppo spesso non ci vuoi…… lasciare

Rispetto per le persone affette da ADHD (Testimonianza)

Mi hanno diagnosticato l’ADHD a 38 anni. Fino a due anni fa ero una persona normale, nessuno si sarebbe mai sognato di pensare che potessi avere un problema neurobiologico. Merito anche della mia determinazione a tenere nascosti quegli aspetto di me che consideravo aberranti, come l’impulsività, l’incapacità di tollerare l’attesa e la frustrazione, l’impossibilità di calmarmi quando provo qualche emozione forte come rabbia, tristezza, paura, disgusto. La scarsa memoria, che mi rende difficile imparare dall’esperienza. L’indecisione cronica che mi fa cambiare idea continuamente, facendomi sembrare inaffidabile.

Pensavo di avere un difetto morale. Risibile il fatto che il medico inglese George Frederic Still, in una delle prime descrizioni di bambini affetti da ADHD, abbia chiamato questa sindrome proprio “difetto di controllo morale”. Perchè da fuori questo sembra, al punto che molti adulti che crescono con l’ADHD non diagnosticato diventano talmente moralisti e talmente pronti a flagellarsi per qualsiasi cosa da ricordare le personalità ossessive. Alcuni sviluppano proprio dei sintomi ossessivo-compulsivi importanti nel tentativo di tenere nascosta la loro “vera natura”.

Le ragazze come me sono più inclini ai disturbi alimentari, non solo la bulimia, ma anche l’anoressia con abbuffate e condotte di eliminazione. Questo perché noi donne “internalizziamo”, diventiamo schive, ci isoliamo, siamo più soggette ad ansia e depressione. Noi donne siamo esseri totalmente relazionali e se veniamo rifiutate ne facciamo un dramma.

I ragazzi invece diventano più facilmente oppositivi e violenti, molti diventano antisociali e decidono di cambiare squadra, di passare al “lato oscuro della Forza”.

Questo perché noi ADHD non possiamo evitare di essere ciò che siamo, ve lo dico io che ci provo da 40 anni. Darei non so cosa per non essere me stessa, per saltare fuori dalla mia pelle ed entrare in quella di qualcun’altro. Per me tutti, senza esclusione alcuna, sono migliori di me.

Le terapie per l’ADHD fanno la differenza dal punto di vista della salute. Un conto è poter condurre una vita normale, tutt’altro conto è dover lottare ogni giorno contro i sintomi. I sintomi dell’ADHD sono molto diversi da quello che si può pensare: io stessa leggendoli non mi ci sono riconosciuta subito. Il più invasivo è l’incapacità di regolare la vigilanza, in altre parole, di decidere quando sognare ad occhi aperti e quando concentrarsi su quello che sta accadendo nella realtà.

So che sembra impossibile, ma ci sono persone che, indipendentemente dalla loro volontà, se ne vanno. Gli occhi vanno fuori fuoco, i pensieri diventano più forti delle percezioni, il sogno prevale sulla realtà. Per “svegliarsi” serve uno stimolo ad alta intensità, una forte paura, una forte ansia o la promessa di una ricompensa cui non puoi dire di no.

L’iperattività serve a mantenersi sveglio ed è anche una conseguenza della corteccia prefrontale che non funziona bene, non riuscendo ad inibire la parte motoria del cervello. E’ una fastidiosissima spinta a muoversi sempre, tanto che se devi stare fermo per lunghi periodi ti viene ogni sorta di dolore, perchè per non muoverti devi tendere tutti i muscoli ed opporti a questo movimento spontaneo.

La vita con l’ADHD non è facile. E’ una lotta quotidiana e la stanchezza è una compagna inseparabile. Ho 40 anni e mi sembra di averne vissuti 300. Grazie ai farmaci si fa meno fatica, ma nessun farmaco può sistemare 40 anni passati a sentirsi sbagliati, nessun farmaco può ridarti il tempo perso a fare fronte ai sintomi nè le tappe di vita mancate perchè non si era in grado di fare quello che tutti gli altri fanno.

Per le persone adulte con l’ADHD buona parte della cura passa per l’accettazione. Non vi nascondo che molti di noi provano rabbia per non essere stati aiutati prima. Molti di noi erano in evidente difficoltà fin da bambini, forse non si conosceva l’ADHD, ma era chiaro che non eravamo come gli altri. Molti come me sono arrabbiati perché pensano che genitori, insegnanti, medici abbiano preferito pensare che fossimo affetti da “difetto di controllo morale”.

Una volta superato lo scoglio della rabbia c’è quello della tristezza. Tristezza per il tempo che si è perso, tristezza per la persona che non si è potuti essere e che ora non si è più in tempo per diventare. Io sono a questo punto. Quando arrivo alla prossima tappa ne riparliamo.

Nel frattempo vi invito ad avere rispetto sia per i bambini che per gli adulti con l’ADHD. E’ una disabilità, non è colpa di nessuno e non è nemmeno colpa nostra. La vita che facciamo non è bella, ma abbiamo tante risorse e spesso ce la facciamo. Quello che riusciamo a mettere in campo? La capacità di interessarci a tutto e a tutti. La forza nelle avversità. La compassione per la sofferenza degli altri. La fantasia. La voglia di rimanere delle brave persone, nonostante tutto.

P.S.: Con questa bella ed inedita testimonianza questo blog, dopo una lunga pausa torna a far sentire la propria voce e a continuare a sostenere le persone che sono affette da questo disturbo.
Se qualche persona volesse contribuire a questo blog con una testimonianza, mandate con un messaggio la vostra storia; lo prederemo in seria considerazione (max 2 pagine word). Grazie.

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