Convivere con l'adhd

Adhd: non ci siamo scelti, troppo spesso non ci vuoi…… lasciare

Quando l’ADHD è (letteralmente) in famiglia. by Katherine Ellison*

Quando l’ADHD è (letteralmente) in famiglia
“Le cure materne di un bambino con ADHD non è per i deboli di cuore – e diventa più arduo quando si sta lottando per rimanere in pista … La ricerca ha dimostrato che l’ADHD è più ereditabile della schizofrenia, solo un po’ meno di quanto non lo sia l’altezza, che porta alle più svariate e vivaci dinamiche familiari.” 
Quando mio figlio è stato diagnosticato con ADHD, all’età di Foto quando l'adhd è in famiglianove anni, abbiamo partecipato a nove mesi di workshop settimanali per genitori e bambini presso l’Università della California, San Francisco. I bambini sono andati in una stanza, dove hanno imparato come organizzare i loro zaini, ed i genitori sono andati in un’altra, dove abbiamo imparato a gestire i grafici relativi alle ricompense .
E ‘stato qui, all’età di 48 anni, che ho avuto il mio primo forte indizio di aver condiviso il disturbo dell’Adhd con mio figlio. Mentre tutti gli altri genitori vi portavano ordinatamente allineati i grafici generati dal computer e si vantavano di tutti i successi che stavano avendo, i miei grafici scritti a mano erano tutti sgualciti, ed il comportamento di mio figlio era rimasto invariato o peggiorato.
 
TALE BAMBINO, TALE MADRE
Le cure di una mamma per un bambino con ADHD non è per le deboli di cuore – e diventa particolarmente più arduo, troppo arduo, quando, si cerca di lottare per rimanere in pista per se stessi ogni giorno. Eppure, milioni di madri si trovano ora ad affrontare questa sfida, dati i tassi estremamente elevati di ereditabilità per questo disturbo fastidioso. La ricerca ha dimostrato che l’ADHD è più ereditabile della schizofrenia, solo un po’ meno rispetto all’altezza, che porta a diverse e vivaci tipologie di dinamiche familiari.
Il compito della genitorialità di un bambino ADHD è difficile per le mamme che hanno la stessa problematica dei figli, dice Andrea Chronis -Tuscano, Ph.D., professore associato di psicologia presso l’Università del Maryland.
La ricerca di Chronis-Tuscano si è concentrata su questo doppio binario: donne con ADHD che devono crescere figli con ADHD, cercando di renderle pienamente consapevoli di tali situazioni. “Abbiamo scoperto che le mamme che hanno elevati sintomi di ADHD, hanno difficoltà nell’essere positive, e nel mantenere le loro emozioni sotto controllo, pur essendo in contrasto in termini di disciplina – cioè che spesso un conto è dire qualcosa e poi fare qualcos’altro come mamme. Distraendosi, hanno anche difficoltà a mantenere sotto stretto controllo i loro bambini, il che può essere rischioso, dato che i bambini con ADHD sono così inclini agli incidenti”.
 
In molti modi, i genitori ed i bambini che condividono una diagnosi di ADHD possono mancare di una buona coerenza ed un’attenzione costante. Il lavoro della genitorialità richiama fortemente le funzioni esecutive del cervello: esercitare il buon senso, pensando al futuro, essere pazienti, e mantenere la calma. Quando le mamme alle prese con queste sfide, hanno figli nella stessa barca, sono destinate ad avere più mancanza nelle scadenze, contrattempi generali, esplosioni emotive, e, altrettanto spesso, momenti che, almeno in retrospettiva, sono acutamente divertenti.
Chronis-Tuscano dice che aveva le madri nel suo studio sono disponibili per le interviste, controllano spesso i loro orologi, e in attesa di riprendere i loro bambini provano a raccogliersi per pensare cosa poi debbono fare con i loro ragazzi.
 
PIU’ IMPEGNATIVO DI UNA CARRIERA
Liz Fuller, una casalinga dell’Arizona, sa certamente come ci si sente. Fuller ha due figli, ad uno dei quali è stata diagnosticato con l’ADHD anche l’autismo ad alto funzionamento. A Fuller non è mai stata diagnosticata l’ADHD, ma lei dice che sospetta che lo sarebbe, se avesse potuto trovare il tempo di vedere un medico.
Di tanto in tanto, dice, si finisce per essere l’unica mamma che va a prendere il figlio a scuola in un giorno in cui la scuola non c’è. Gli sucedde periodicamente di dimenticare che ha inviato il suo bambino a svolgere un time-out, e, ancor più spesso, dimentica il motivo per cui è stato mandato lì.
Come molte mamme molto distratte, Fuller, che lavora nelle risorse umane di una azienda, ha trovato la maternità a tempo pieno essere molto più impegnativa di una università o del mondo del lavoro. La maternità, fa notare, a differenza di queste altre attività, non fornisce “nessuna formula o nessuna struttura”, il che porta a situazioni in cui “in balia di un milione di distrazioni e cose da fare, non riesce a dare la priorità al proprio operato”.
Quando Fuller ha cercato di mantenere fede ai programmi di premi per suo figlio di sette anni, per motivarlo a spegnere il suo videogioco di notte quando il suo tempo era finito, era spesso troppo impegnata sul fronte degli altri suoi due bambini pronti per andare a letto, per aiutare suo figlio ADHD ad essere fedele agli impegni previsti. Altre volte, lei ammette che dimenticava di annotare se suo figlio era stato aderente ai programmi in modo di poter dispensare correttamente i premi previsti per la fedeltà al progetto.
Mentre questi momenti possono avere anche attimi comici, quando c’è una doppia diagnosi in famiglia lo sono molto meno. I ricercatori notano un più alto tasso di problemi, divorzio e tossicodipendenza nei genitori di bambini affetti da ADHD, mentre le madri di bambini con ADHD hanno un rapporto di sofferenza più elevato, di depressione e sentimenti di isolamento sociale, rispetto alle mamme che allevano i figli neurotipici senza la condizione di Adhd.
 
Melanie Salman, mamma di due figli e organizzatore di eventi a tempo parziale nell’area di San Francisco Bay, è ancora triste per quello che è successo alla vigilia della celebrazione del nuovo anno. I suoi amici avevano deciso di bruciare a mezzanotte l’effigie di una figura politica che non piaceva a nessuno di loro. Proprio mentre si preparavano a bruciarla, il figlio di nove anni, che è stato diagnosticato affetto da ADHD, si avvicinò Salman e disse: “Ehi, mamma, se avessi dovuto fare una bambola da bruciare, sarebbe somigliata a voi! “
“Non ho potuto fare altro che pensare a come – nonostante il fatto che stiamo lavorando con uno psicologo, un pediatra, un terapista occupazionale, e uno psicologo cognitivo-comportamentale, così come c’è una squadra di risorse per l’apprendimento, i suoi insegnanti, gli insegnanti di musica, ma anche di appianare il suo atteggiamento con gli amici, e lo stiamo esercitando come un cucciolo per calmarlo ed io sono il bersaglio intenso della sua negatività,” come Salman mi ha scritto in una e-mail.
 
Ciò che ha reso ancora peggio, dice, è aver visto sua figlia di sette anni piangere dopo che lei non riusciva a trovare la madre a mezzanotte. ‘L’ho abbracciata e mi sono scusata e pianto perché mi sono resa conto che ero così concentrata sul negativo da aver dimenticato di celebrare la generosità e l’allegria nella mia vita.
Il lato positivo di una doppia diagnosi
Dopo aver vissuto personalmente questa situazione per più di sette anni, mi sono convinta che maggiore è la consapevolezza di sé che si mette in questo conflitto-tormentato, una situazione molto più difficile di una normale genitorialità, tanto più può finire per essere un viaggio spirituale per il quale ringraziare il vostro bambino per un giorno, se solo si può sopravvivere ad esso
Lamprini Psychogiou, Ph.D., docente e ricercatore presso l’Università di Exeter in Gran Bretagna, offre una vista di speranza dei possibili esiti di una diagnosi comune, in uno studio pubblicato: lo sviluppo e la psicopatologia . In un’analisi di quasi 300 madri, Psychogiou ha scoperto che, mentre i sintomi di ADHD nei bambini erano legati alle emozioni più negative espresse dalle loro madri, le mamme che hanno condiviso i sintomi dei loro bambini erano molto più affettuose e compassionevoli.
 
Liz Fuller esemplifica questo atteggiamento. La sua storia preferita come genitore è incentrata su un giorno nel tempo in cui il suo bambino non era stato diagnosticato. Era agonizzante per il fatto che lui era l’unico bambino nel suo gruppo di musica che non riusciva a stare fermo nel cerchio. Come Fuller fece una doccia più tardi quel giorno – in modo distratto, come al solito, come lei si riferisce è, che lavati i capelli due volte, e si è dimenticato se avesse rasato le gambe – ha pianto per la frustrazione per come lei ha ricordato le espressioni delle altre madri, che l’avevano guardato, inseguito per tutta la stanza e sussurrato minacce in un orecchio.
Ma poi, Fuller dice, si è ricordata del suo proprio percorso travagliato attraverso l’infanzia, ricordando quanto spesso ella aveva avuto problemi alle scuole medie, per il suo comportamento dirompente, quale parlare con gli altri bambini e non essere in grado di stare ferma . E, dice, “ho sentito per la prima volta una incredibile comprensione per mio figlio. Non riusciva ancora a dire molte parole, ma lui mi diceva un sacco con il suo comportamento. Lui non voleva (o non avvertiva la necessità di) sedersi in un cerchio e cantare. Lui non voleva né essere essere cattivo, né voleva frustrarmi. Si annoiava! Inferno, anche io mi annoiavo. Chi vuole sedersi in cerchio e guardare gli altri bambini che cantano canzoni, quando non è in grado di poterlo fare? E perché costringere un bambino a sedersi in cerchio? “
 
La rivelazione ha portato Fuller ad abbandonare la classe di musica, a favore di avere un giorno fisso per giocare con il figlio nel parco, dove, come dice lei, “abbiamo vagato liberamente e esplorato le cose belle all’aria aperta, in cui siamo entrambi più felici , in ogni caso “.
 
* Katherine Ellison è un Pulitzer vincitore investigativo giornalista, speaker e autrice di libri. Ha anche sviluppato programmi sull’attenzione e l’apprendimento in sedi tra cui Tufts University, UCLA.
 
Liberamente tradotto per “Convivere con l’ADHD” da Additudemag

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