Convivere con l'adhd

Adhd: non ci siamo scelti, troppo spesso non ci vuoi…… lasciare

Non mollare mai

Nota di Convivere con l’ADHD: “Questa sera viene pubblicata la testimonianza di una mamma, una persona di voi che segue questa pagina fb e l’omonimo sito internet, che si è proposta di raccontare la sua storia. 
E’ una bella testimonianza, il racconto di una scelta difficile che alla lunga ha pagato.
Bisogna seguire il suo esempio? Non c’è qualcosa che va bene sempre per tutti: l’importante è usare il buon senso che ci deve sempre accompagnare nelle scelte difficili che la vita spesso ci pone dinanzi.
Complimenti a questa mamma!!!!”

Giacomo era un amore di bambino, buono, affettuoso, ragionevolmente tranquillo. Passava lunghe ore in solitaria realizzando complicate costruzioni che ci lasciavano tutti sorpresi. 

Poi è cominciata la scuola ed è cominciato l’inferno. Fin dal primo giorno si rifiutava caparbiamente di eseguire anche il più semplice dei compiti. Io reagii di istinto. 
“A costo di stare qui tutta la notte, non ti mollo finchè non avrai fatto il compito.”. 
Avevo di fronte due possibilità: assecondare la sua resistenza, ben consapevole che non avrebbe imparato nè a leggere nè a scrivere, o forzarlo per dimostrare a se stesso che ce la poteva fare, pensando che il problema fosse la mancata fiducia nelle sue capacità.
Alla fine sapeva leggere, scrivere e far di conto, ma a che prezzo! Si stampò in fondo ai suoi occhi verdi un abisso di tristezza che non lo ha mai abbandonato e che solo io riuscivo a vedere.

Cominciò il calvario ed una serie ininterrotta di fallimenti. Gli psicologi imputavano tutto ad una disistima diventata credenza che gli impediva la concentrazione.
Io contro tutti. “Non ce la fa, mandalo in una scuola più semplice, non è necessario studiare…”. Ma il mio istinto mi diceva di insistere.
Nonostante tutto, vedevo in lui un’intelligenza brillante, un grande piacere ad apprendere, una passione inconsueta per la geografia (tra gli 8 e i 12 anni si era letto i 12 volumi dell’atlante, nomi di tutte le capitali del mondo, fiumi, monti..). In più abbassare il tiro non avrebbe avuto altri risultati che incoraggiare il senso di fallimento.

Si iscrive al Liceo Linguistico. 8 anni di scuola superiore. “Per me ci puoi mettere anche 20 anni. Finché non avrai finito ti ci porterò anche trascinandoti per i capelli.”.
Facevo bene? Una domanda che mi ossessionava tutti i giorni insieme all’altra, amletica: che cosa ha mio figlio?

Giacomo era arido di confidenze, ma un giorno, con la voce rotta, mi dice che avrebbe voluto fare tante cose, studiare, viaggiare… Avrebbe voluto?! Ma aveva 18 anni, una vita di fronte…! 
Sembrava la confidenza di un vecchio… Mi si spezzò il cuore.
Ebbene combatteremo insieme! Ti aiuterò a realizzare i tuoi sogni.

Nel 2013, Giacomo aveva 19 anni, per caso ad un corso di aggiornamento sento parlare di ADHD. Un fulmine a ciel sereno: questo è Giacomo? Mi metto alla ricerca, trovo solo informazioni superficiali, ma ormai ero sicura: quello era il problema! Purtroppo ero solo io ad avere quella certezza, non trovavo nessuno che mi confermasse i miei dubbi, ed intanto il tempo passava.

Dopo la maturità andò un periodo ad Edimburgo. Lavorò duro come addetto alle camere in un albergo e Dio solo sa come ha fatto a presentarsi più o meno in orario a lavoro, ma questa esperienza è stata utilissima perchè ha imparato ad essere autonomo, muoversi con i mezzi, prendere aerei (esperienze da cardiopalma perchè centrare gli orari è sempre stata una sfida estrema). Ma non era ancora abbastanza! Avrebbe voluto di più ed io lo sentivo. In maniera rocambolesca riesce ad essere accettato da un’università del Galles e si iscrive al corso di geografia, il suo sogno.

L’impresa è ardua, lo sarebbe per chiunque, figuriamoci per lui: studiare, e per di più in una lingua che ancora non conosceva bene, seguire lezioni, produrre testi… 
Fallisce il primo anno, ma io insisto, e anche lui insiste, lo stress lo divora. Il secondo anno va meglio, padroneggia la lingua, ha degli amici, sa badare a se stesso. L’università è sensibile e gli concedono delle piccole agevolazioni, piccole deroghe ai tempi di consegna. 
Questo lo aiuta ad essere un po’ meno stressato e più ottimista. I risultati lo confortano, gli ultimi due esami li supera con buone valutazioni. Ma lo sforzo è enorme…

Vado da uno psichiatra che conferma i miei dubbi. Appena Giacomo torna organizziamo un incontro e il disturbo appare in tutta la sua drammatica evidenza. E’ proprio ADHD, non ci sono più dubbi. Giacomo ha 24 anni.

Qui finisce la storia ad oggi. Ora ci affideremo ad un centro specializzato che spero lo possa aiutare. Ma in ogni caso ha imparato a combattere. La resa è fuori discussione.
Questa sarà la sua forza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.