Convivere con l'adhd

Adhd: non ci siamo scelti, troppo spesso non ci vuoi…… lasciare

L’ombra di uno stereotipo: nuove acquisizioni sull’Adhd by Thomas E. Brown, Ph.D.*

Nuove scoperte nelle neuroscienze nel brain imaging e nel campo delle ricerche cliniche hanno mutato drasticamente la nostra comprensione di ciò che è l’ADHD come di un disturbo essenzialmente comportamentale. Quanto segue è di importanza fondamentale e va assolutamente letto PER SFATARE 15 MITI DURI A MORIRE.

1.IL NUOVO MODELLO DI ADHD E’ MOLTO DIVERSO DAL VECCHIO MODELLO
Il nuovo modello di ADHD è molto diverso dalla visione tradizionale di questo disturbo come di un gruppo di disfunzioni del comportamento tipiche dell’età infantile. Il nuovo modello infatti è un totale mutamento di paradigma che attribuisce queste disfunzioni a bambini, adolescenti, adulti. Mette in luce un vasto spettro di disfunzioni dell’autocontrollo, connesse a complesse operazioni mentali, e queste non sono riconducibili a comportamenti sempre osservabili. Ma rimane comunque anche molto in comune tra il vecchio ed il nuovo modello dell’ADHD.

2.UN INDIVIDUO CON L’ADHD HA SEMPRE DIFFICOLTA’ A CONCENTRARSI. Concentrazione intermittente. I dati clinici dimostrano che la capacità di concentrazione nell’Adhd dipende molto dalla situazione. Ogni individuo con l’Adhd può mostrare a seconda di particolari situazioni soggettivamente specificabili una notevole capacità di concentrarsi e di espletare le funzioni esecutive del nostro cervello. Tipicamente queste situazioni sono quelle in cui il soggetto ha un grande interesse personale, quindi molto piacevoli, o al contrario situazioni in cui la mancanza di focus avrebbe conseguenze molto sgradevoli per lui.

3.I SINTOMI DELL’ADHD SONO SEMPRE PRESENTI NELL’INFANZIA  E PERSISTONO PER TUTTA LA VITA. Molte ricerche recenti hanno dimostrato che spesso i soggetti con l’Adhd non presentano sintomi durante l’infanzia e cominciano a mostrare i primi segni della sindrome durante l’adolescenza o dopo, quando le funzioni esecutive vengono messe a dura prova dalle attese della vita. In tali circostanze e non prima si rivelano le loro difficoltà ed il loro svantaggio neurologico. Inoltre, tali ricerche dimostrano anche che in alcuni soggetti l’adhd persiste nell’età adulta mentre in altri i suoi sintomi scemano in modo significativo con la crescita.

4.INDIVIDUI CON UN QI ALTO, NON HANNO DISFUNZIONI DELLE FUNZIONI ESECUTIVE
I test somministrati per misurare il quoziente intellettivo non mostrano una relazione sistematica tra intelligenza e disfunzione delle funzioni esecutive nell’adhd. Molti studi hanno dimostrato che anche ragazzi e adulti con un alto QI possono soffrire di Adhd ed avere problemi nelle funzioni esecutive.

5.LE EMOZIONI NON SVOLGONO ALCUN RUOLO NELLE FUNZIONI ESECUTIVE ASSOCIATE CON L’ADHD. Recenti ricerche hanno mostrato l’importante ruolo svolto dalle emozioni  nelle disfunzioni dell’adhd. Alcune ricerche si sono concentrate solo sui problemi creati dall’insufficiente inibizione delle emozioni, ma ricerche più recenti hanno messo in luce che un deficit cronico delle emozioni, e soprattutto della “motivazione”, svolge un ruolo importante nelle disfunzioni dell’adhd. Proprio questa mancanza di motivazione non consente a tali individui di mantenere alto l’interesse necessario per svolgere e portare a compimento un certo task.

6.I PROBLEMI NEUROLOGICI DELL’ADHD SONO PRESENTI SOPRATTUTTO NELLA CORTECCIA PRE-FRONTALE. Le funzioni esecutive sono processi molto complessi e la loro base neurologica non va cercata solo nella corteccia prefrontale. I soggetti con l’adhd hanno mostrato un ritardo in varie zone della corteccia, nello spessore dei tessuti corticali, nelle caratteristiche della regione parietale e cerebellare, nei gangli basali e nella materia bianca che consente la comunicazione tra le varie regioni del cervello preposte a varie funzioni.

7.I SINTOMI DELL’ADHD SONO CAUSATI PRIMARIAMENTE DA UNO SQUILIBRIO BIOCHIMICO. Le disfunzioni dell’adhd non sono dovute ad un eccesso o ad una insufficienza di determinate sostanze nel cervello dei pazienti. I problemi dell’adhd sono connessi soprattutto con la produzione, il rilascio ed il ricarico a livello delle sinapsi, le connessioni  tra certi networks di neuroni che regolano il sistema di controllo e gestione del cervello. I soggetti con l’adhd mostrano di non produrre sufficienti quantità di queste sostanze o di ricaricarle troppo velocemente. i farmaci per ‘adhd aiutano a migliorare questi processi difettosi.

8.UN SOLO GENE E’ RESPONSABILE PER LE DISFUNZIONI ESECUTIVE DE CERVELLO.   Non è stato identificato un gene singolo nelle disfunzioni dell’adhd. Recenti ricerche hanno individuato un gruppo di geni associati ma non in un rapporto direttamente causale con l’adhd. A tal punto è legittimo pensare che il disturbo è associato ad una varietà di geni e che ciascuno di essi ha una piccola parte di responsabilità nel modulare i processi che causano l’adhd

9.LA MAGGIOR PARTE DEI BAMBINI CON L’ADHD SVILUPPANO IL DISTURBO OPPOSITIVO CHE A SUA VOLTA DIVENTA DISTURBO DELLA CONDOTTA. L’incidenza del disturbo oppositivo nei bambini con adhd è intorno al 40%. I bambini con i disturbo misto dell’adhd, molto spesso sviluppano il disturbo oppositivo responsabile dell’atteggiamento negativistico e ostile verso l’autorità Tipicamente, il disturbo oppositivo si manifesta intorno ai 12 anni, permane per circa sei anni e poi gradualmente scompare. La maggior parte dei disturbi oppositivi non diventa mai un disturbo della condotta.

10.AUTISMO E ADHD SONO DUE DISTURBI DISTINTI E SEPARATI CHE RICHIEDONO TRATTAMENTI DIVERSI. Studi recenti hanno dimostrato che ragazzi con l’adhd hanno sintomi che appartengono allo spettro autistico e soggetti autistici hanno sintomi propri dell’adhd. Gli studi hanno anche mostrato che i farmaci per l’adhd possono migliorare i sintomi dell’adhd in pazienti autistici

11.I FARMACI PER L’ADHD NON MIGLIORANO LE DISFUNZIONI ESECUTIVE DEL CERVELLO. Gli studi hanno dimostrato che i farmaci per l’adhd apportano ai pazienti giovani e adulti i seguenti benefici: 
– Migliorano la memoria di lavoro, il comportamento in classe, la motivazione per svolgere e portare a compimento un compito
– Minimizzano la distrazione e la noia quando si è impegnati in un compito, riducono inoltre anche le esplosioni di rabbia. 
– Migliorano a performance ed i risultati finali che possono come feedback avere dei risultati permanenti nella vita dei soggetti. 
– Normalizzano le anormalità strutturali in alcune aree del cervello dei pazienti

12.LA DOSE DEI FARMACI PER ‘ADHD E’ LA STESSA PER TUTTI I PAZIENTI E PER TUTTE LE ETA’. La regolazione dei medicinali in base a ciascun paziente adhd è molto importante, essa dipende da molti fattori, quali  il metabolismo, i geni e i neurotrasmettitori: insieme essi determinano la sensibilità del paziente ad uno specifico farmaco. Generalmente il medico comincia con una dose molto bassa, aumentandola gradualmente fino a che si hanno i risultati sperati, con un occhio molto attento ad effetti collaterali che possono purtroppo verificarsi. Alcuni adolescenti e adulti hanno bisogno di dosi più piccole di quelle necessarie ad alcuni bambini, viceversa alcuni bambini necessitano di dosi superiori alla media della loro età.

13.SE UN SOGGETTO E’ IPERATTIVO ED IMPULSIVO DURANTE L’INFANZIA, E’ PROBABILE CHE RIMANGA TALE ANCHE NELL’ETA’ ADULTA. Molti soggetti affetti da Adhd, non manifestano mai una particolare iperattività o impulsività, neppure durante l’infanzia. Tra coloro che manifestano iperattività durante l’infanzia, la maggior parte non ne è più affetta nell’adolescenza e poi nell’età adulta. Al contrario la difficoltà a concentrarsi, la memoria di lavoro, le capacità organizzative ed il controllo delle emozioni, sono quegli aspetti più problematici e che persistendo nell’età adulta lo diventano anche di più man mano che le aspettative sociali diventano più complesse per il soggetto.

14.LA SOMMINISTRAZIONE DEI FARMACI PER L’ADHD A BAMBINI IN ETA’ PRE-SCOLARE PRESENTA GROSSI RISCHI. Le ricerche più recenti hanno dimostrato che la maggioranza dei bambini dai tre ai 5 anni e mezzo, con una forma di adhd da moderata a severa, hanno ricevuto notevoli benefici quando trattati con stimolanti. Gli effetti collaterali osservati in tale fascia di età sono un po’ più frequenti di quelli nell’età scolare, ma comunque insignificanti. La raccomandazione è pertanto che i bambini  da 4 a 5 anni con forme severe di Adhd, siano trattati dapprima con una terapia comportamentale, ma se dopo 9 mesi non si registrano miglioramenti, si consiglia di intervenire con una terapia farmacologica.

15.L’ADHD E’ UNO DEI TANTI DISORDINI PSICHIATRICI. L’adhd differisce dagli altri problemi psichiatrici in un aspetto fondamentale: si presenta spesso associato ad altri disordini. Il deficit delle funzioni esecutive è, infatti,  l’espressione di altri problemi. l’Adhd si può paragonare ad una disfunzione nel sistema operativo di “un computer” che interferirà molto probabilmente con altre funzioni operative del computer stesso.

*Thomas E. Brown, Ph.D., è uno psicologo clinico addestrato a Yale che si è specializzato nella valutazione e nel trattamento dell’ADHD e dei problemi correlati in bambini, adolescenti e adulti. Dopo aver prestato servizio presso la facoltà di medicina della Yale Medical School per 25 anni si è trasferito a Manhattan Beach, in California, per aprire la sua nuova Brown Clinic per l’attenzione e le malattie correlate. È anche professore associato clinico associato di psichiatria e scienze comportamentali presso la Keck School of Medicine della University of Southern California . Ha pubblicato 30 articoli in riviste scientifiche e cinque libri sull’ADHD.

Fonte: Additude.com

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