Convivere con l'adhd

Adhd: non ci siamo scelti, troppo spesso non ci vuoi…… lasciare

L’ADHD si legge nel cervello – Il volume delle aree legate alle emozioni e memoria e’ ridotto

Redazione ANSA ROMA 10 agosto 2017
Iperattività e deficit di attenzione (ADHD) nel bambino e nell’adulto è un disturbo che si può ‘leggere’ nel cervello: osservate, infatti, in uno studio unico nel suo genere per ampiezza del campione, differenze strutturali e di volume in diverse aree neurali importanti per il controllo delle emozioni e per la memoria, come ad esempio l’amigdala e l’ippocampo.
 
È il risultato di una ricerca pubblicata sulla rivista Lancet Psychiatry e condotta da esperti olandesi diretti da Martine Hoogman della Università di Radbound coinvolgendo 1713 individui con diagnosi di ADHD (un disordine caratterizzato da deconcentrazione, difficoltà a portare a termine gli obiettivi e problemi comportamentali) e 1529 individui sani di controllo. 
Gli esperti hanno confrontato il cervello dell’intero campione osservandolo con tecniche di imaging ad hoc, ed osservato marcate differenze di volume in certe aree cerebrali.
I soggetti con ADHD presentavano volume ridotto in aree del cervello quali l’amigdala, centro delle emozioni, e l’ippocampo che potrebbe avere un ruolo nella motivazione a svolgere dei compiti, funzione spesso compromessa nei pazienti con ADHD.
Lo studio suggerisce quindi che il disturbo sia da collegare a “anomalie” strutturali del cervello, o magari a un ritardo nella maturazione di certe strutture neurali coinvolte nel controllo dell’emotività e degli impulsi irrazionali.
 
Secondo quanto riportato da Europa Press, Josep Antoni Ramos-Quiroga, responsabile del Servizio di Psichiatria di Vall d’Hebron e ricercatore del gruppo di ricerca del Vall d’Hebron Institut, che è stato parte integrante del progetto, ha affermato:
«Questo tipo di ricerca, risultato della collaborazione internazionale, con campioni molto grandi, permette di generare prove solide e, allo stesso tempo, ridurre lo stigma che esiste verso i disturbi mentali, come l’ADHD, e dove si possono trovare persone che ancora mettono in dubbio, in maniera interessata, la sua esistenza».

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