Convivere con l'adhd

Adhd: non ci siamo scelti, troppo spesso non ci vuoi…… lasciare

Gestire l’ADHD by Russell A. Barkley*

Come saprete “Funzioni Esecutive” è un termine che viene usato largamente sia nelle pubblicazioni scientifiche che nella letteratura commerciale e professionale. Ancora è un termine definito poveramente, se si va a vedere in che modo viene usato.

Per me e per la maggior parte dei neurologi/psicologi questa espressione significa in qualche modo autoregolazione, quanto un individuo è in grado di gestire, organizzare e sostenere il proprio comportamento nel tempo per raggiungere gli obiettivi che si è posto o quelli che deve raggiungere perché gli sono stati assegnati da altre persone, come nel caso dei compiti accademici. Il nocciolo delle funzioni esecutive è l’autoregolazione e, nei miei libri e nella mia teoria delle funzioni esecutive, questa è composta di diverse abilità, diverse cose che facciamo per gestire noi stessi.

Cosa sono le Funzioni Esecutive 

Molto brevemente, le funzioni esecutive sono tutte quelle azioni che rivolgiamo a noi stessi per cambiare il nostro comportamento rispetto a quello che sarebbe stato il nostro agire automatico.

Un’attività diretta non tanto a modificare ciò che avviene al momento, anche se può essere, ma piuttosto orientata a cambiare il futuro. E’ il Comportamento nel Tempo, molto importante perchè è la parte del cervello che dirige le azioni via dall’adesso verso il futuro. Questa abilità di essere orientati al futuro, di avere uno scopo e di adeguare il proprio comportamento a questo scopo è qualcosa di peculiare degli esseri umani, che non condividiamo con le altre specie.

Le due abilità esecutive di base: Inibizione e Autoconsapevolezza

Abbiamo una serie di abilità mentali largamente situate nella parte frontale del cervello, che ci consentono di regolare il nostro comportamento nel tempo. Ognuna di esse corrisponde ad un’azione che rivolgiamo a noi stessi per gestirci in modo da cambiare il nostro futuro in meglio. La prima a svilupparsi è l’abilità di fermarsi, di inibire il comportamento automatico, perché se non c’è questa abilità non c’è possibilità di regolare il proprio comportamento: abbiamo già agito d’impulso. Quindi bisogna essere in grado di inibire questi impulsi automatici.

La seconda è l’autoconsapevolezza, la capacità di auto-monitorarsi, perchè va a braccetto con il controllo degli impulsi. Non ha senso fermarsi se non sei consapevole di quello che stai facendo e non si riesce ad essere consapevoli di un comportamento se non si riesce a interromperlo e a cambiare il corso dell’azione. Quindi, queste due probabilmente si sviluppano simultaneamente: l’abilità di automonitorarsi e essere consapevoli di chi siamo e cosa vogliamo fare e l’abilità di inibire noi stessi dall’intraprendere azioni impulsive. Queste sono le due abilità esecutive di base.

Immaginazione e Linguaggio Autodiretto

La terza capacità è l’abilità di creare immagini mentali. L’immagine che tieni a mente può essere uno scopo e in questo caso è come il GPS dell’auto, una guida che ci aiuta a regolare il comportamento nel tempo per raggiungere il nostro obiettivo. Gli esseri umani hanno la più grande capacità immaginativa, rispetto alle altre specie.

 

La quarta abilità è parlare a noi stessi, la voce della mente. Dirigiamo a noi stessi il linguaggio in maniera silenziosa e quando diventiamo anziani addirittura ci scriviamo delle note (appunti, memorandum, …) per ricordarci quello che dobbiamo fare. Usiamo il linguaggio come una forma di autocontrollo.

Emozioni e Motivazione

Queste quattro portano alla prossima, che è la capacità di controllare le nostre emozioni. Abbiamo la capacità di creare nuove emozioni che non esistono, usando immagini e parole.

Se vogliamo sentirci tristi, ad esempio, basta richiamare alla mente una circostanza reale in cui ci siamo sentiti in lutto, ad esempio per la morte di un genitore.

 

Possiamo usarlo anche per contrastare emozioni negative: se siamo arrabbiati o contrariati o frustrati possiamo contare fino a dieci, rivolgerci parole tranquillizzanti e immaginare di essere in un posto rilassante.

Questa abilità di cambiare le emozioni è importante perché ci aiuta anche con la motivazione, che è parte proprio della sfera emotiva. Controllare le emozioni significa controllare le proprie motivazioni.

Problem Solving

L’ultima abilità è la capacità di risolvere problemi, di creare varie opzioni, simulare possibilità in tutti quei casi in cui affrontiamo un problema o un ostacolo e non siamo sicuri di quello che vogliamo fare. Allora cominciamo a generare possibilità e manipolare oggetti mentali.

Questa abilità di problem solving è molto importante e penso sia basata sul gioco, l’abilità dei bambini di separare e ricombinare oggetti del loro ambiente per scoprire cosa avviene. Non sono certo il primo che ipotizza che l’abilità degli adulti di risolvere problemi sia basata sul gioco dei bambini e credo che nel tempo arriveranno prove scientifiche a dimostrarlo.

Tutte queste abilità interagiscono come gli strumenti di un’orchestra creando una sinfonia, anche se possiamo usarne solo alcune alla volta a seconda della situazione. Quello che abbiamo è quello che chiamo il coltellino svizzero della mente, strumenti che usiamo continuamente.

ADHD e disregolazione emotiva

Ora l’ADHD interferisce con tutti questi aspetti e, dal momento che è un disturbo dell’inibizione e abbiamo visto che l’inibizione è il fondamento del sistema esecutivo, come le fondamenta di una casa, se le fondamente sono fragili tutta la casa crolla o ha dei problemi.

Non è assolutamente solo un disturbo dell’attenzione, ma è un disturbo dell’autocontrollo.

E’ interessante notare che uno degli aspetti che ho citato è l’autoregolazione emotiva. Spesso non si pensa alle emozioni, quando si parla di ADHD. Si sa che ci sono le persone bipolari e con vari disturbi dell’umore, ma quando si parla di emozioni non si pensa ai bambini ADHD, che vengono più spesso collegati alla disattenzione e all’iperattività. Questa visione ora sta cambiando, ma negli gli ultimi 30 anni i vari manuali diagnostici hanno definito l’ADHD proprio come un problema di distraibilità, impulsività e iperattività.

Il che è interessante considerato che i primi scritti scientifici sull’ADHD. risalenti al 1902. parlano dell’autoregolazione emotiva come uno dei problemi centrali del disturbo e dal 1970 in poi è come se avessimo lentamente dimenticato questo aspetto.

 

Cosa distingue l’ADHD dai disturbi dell’umore?

L’ADHD non è un disturbo dell’umore, è un disturbo dell’autocontrollo: le emozioni che queste persone sperimentano sono normali, ma sono le normali emozioni PRIMARIE, le emozioni automatiche che sperimenteremo anche noi.

Ora quando si cresce si impara a moderare e sopprimere queste emozioni primarie, perché possono essere molto forti, molto fastidiose e offensive per le altre persone. Dobbiamo imparare la regolazione e la maturità emotiva, e qui le persone ADHD hanno problemi. Le emozioni che sperimentano sono le stesse che sperimentereste voi o io, ma noi non le mostriamo, le sopprimiamo, le moderiamo e ne mostriamo una più controllata e matura e, più importante

  • non offensiva nei confronti degli altri
  • coerente con i nostri scopi.

Mancanza di controllo esecutivo

Le emozioni primarie possono interferire con i nostri scopi molto rapidamente se vengono esibite impulsivamente. La persona ADHD sperimenta emozioni normali, ma avrebbe dovuto mostrare più controllo esecutivo, più autocontrollo. L’ADHD causa un problema, per così dire, di regolazione dall’alto verso il basso, mentre i disturbi dell’umore sono disturbi dal basso verso l’alto.

Le persone con disturbi dell’umore mostrano un livello di emotività di gran lunga maggiore, incluse le emozioni primarie, i loro stati motivi non sono normali. Le emozioni che sperimentano non solo le stesse che le altre persone avrebbero sperimentato nella stessa situazione. Basta pensare alla mania del disturbo bipolare, o alla depressione severa, quasi suicidaria delle persone con disturbi depressivi o agli attacchi di panico nei disturbi d’ansia.

Questo è un ottimo punto per distinguere l’ADHD dai disturbi dell’umore: le emozioni degli individui ADHD sono normali, ma primarie e poveramente regolare, ma non sono emozioni anormali, labili, estreme e irrazionali (non coerenti con la situazione).

Considerare questo aspetto è importantissimo per una diagnosi appropriata.

* Russell A. Barkley, Ph.D., è uno scienziato ed una autorità riconosciuta a livello internazionale sul disordine di iperattività e di deficit di attenzione (ADHD o ADD) nei bambini e negli adulti che ha dedicato la sua carriera a diffondere diffusamente informazioni basate sulla scienza su ADHD. Il dottor Barkley è un professore clinico di psichiatria, Virginia Centro di trattamento per i bambini e Virginia Commonwealth University Medical Center, Richmond, VA.

 

Adattato da Managing ADHD with Russell Barkley, Ph.D.: Mental Health Day e liberamente tradotto per “Convivere con l’ADHD”

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